I consigli dei giovani del Progetto Giovani su come vivere l’isolamento

Associazione Bianca Garavaglia, partner AMI per il Progetto Condominy

È possibile riuscire a stare distanti, ma uniti? E come si fa a reggere fisicamente e mentalmente all’impatto della solitudine? Le risposte sono su Condominy, un’iniziativa del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) che è sfociata in un libro edito da Boîte Editions, il cui pdf è disponibile sulla nostra pagina Pubblicazioni sostenute da AMI. 

Il Progetto Giovani dell’INT, sostenuto dall’Associazione Bianca Garavaglia ONLUS, si occupa di aspetti prettamente medici come l’accesso ai protocolli di cura, ma ha anche e soprattutto una particolare attenzione al senso della vita dei ragazzi, con spazi dedicati e progetti speciali che offrono ai pazienti strumenti nuovi di espressione attraverso l’arte e la creatività.

Whatsapp vocali, messaggini, bigliettini “memo”: è così che gli adolescenti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) partecipano alle riunioni che si tengono in reparto ogni mercoledì, quando non possono essere fisicamente presenti. Da questo desiderio di condivisione così forte da superare ogni impedimento, è nato il progetto Condominy, un laboratorio multidisciplinare che, attraverso l’arte e l’architettura, racconta l’isolamento dei ragazzi in cura attraverso le loro parole e la loro immaginazione.

In un momento storico drammatico legato alla pandemia COVID-19, i loro racconti e consigli non sono solo utili alle persone costrette all’isolamento sociale per il lockdown, ma sono di grande ispirazione e insegnamento per tutti.

“La malattia oncologica, soprattutto in questa particolare fascia di età caratterizzata dai più vivi bisogni d’interazione sociale, può creare condizioni di isolamento in molti modi. La più evidente è quella in camera sterile, quando un ragazzo ha un’importante riduzione delle difese immunitarie, ma anche la semplice degenza in reparto è di per sé un isolamento dai propri amici e compagni di scuola” – racconta Andrea Ferrari, responsabile del Progetto Giovani INT. – “In generale, poi, i pazienti adolescenti si trovano a vivere un’esperienza d’isolamento per il solo fatto di essere malati, indipendentemente dal ricovero: molte volte s’innalza una barriera invisibile tra loro, senza capelli e in attesa del prossimo ciclo di chemioterapia, e i compagni di classe, che sono invece in attesa dell’interrogazione a scuola, di un bacio dalla ragazza dei sogni, o di un week-end al mare con gli amici. Rimanere tagliati fuori è la grande paura degli adolescenti con cancro: l’essere trattati come diversi”.

“La mia stanza si trova al 12° piano del Condominy e si affaccia ogni volta su un luogo diverso, dipende dal mio umore e da quello di cui ho bisogno in quel momento – Martina

Il progetto Condominy, nasce da un’idea dell’artista Cristina Pancini in dialogo con Paola Gaggiotti che lo ha curato e in collaborazione con lo studio d’architettura casatibuonsante architects.

Siamo partiti dall’osservazione di quei ragazzi che, non potendo partecipare attivamente agli incontri del mercoledì del Progetto Giovani perché immunodepressi oppure lontani, provavano a connettersi con gli altri attraverso i social, un bigliettino o un messaggio” – racconta Paola Gaggiotti. – “Abbiamo iniziato a intraprendere piccoli percorsi creativi personalizzati e, da qui, si è pensato di strutturare questi tentativi in un unico progetto”.

Da maggio 2018 fino a ottobre 2019, 17 pazienti tra i 16 ai 24 anni hanno partecipato al progetto: di questi, 12 hanno vissuto questo periodo in isolamento per le terapie, mentre 5, invece, erano ragazzi fuori terapia che hanno partecipato ricordando il periodo di isolamento vissuto mesi prima.

Attraverso speciali ‘assemblee condominiali’ – racconta Cristina Pancinili abbiamo guidati a confrontarsi tramite una pagina chiusa di Facebook, il loro spazio virtuale comune: i ragazzi hanno descritto ciascuno la propria stanza ideale, un po’ reale e un po’ di fantasia, con testi, immagini, disegni e musiche. Le diverse stanze sono diventate questo condominio speciale, uno spazio comunicante che unisce idealmente i ragazzi nelle loro camere, case e città diverse”.

“È importante imparare a stare solo con te stesso. Scoprirai cose su di te che non sapevi ancora e, se riesci a stare bene con te stesso, ti godi meglio la vita. Questo mi ha insegnato l’isolamento” – Matteo Davide

Le tracce di tutto il percorso, i testi dei ragazzi, le fotografie dei modellini delle stanze descritte, la playlist condominiale, sono diventati un libro. Alcuni dei temi ricorrenti sono il riferimento alle passioni della loro vita – le moto, i viaggi, lo sport – e le risorse per far passare il tempo in modo creativo, dai libri alla musica, dagli hobby più diversi alla tecnologia e alla cucina. Emergono anche il susseguirsi di emozioni e stati d’animo differenti che l’isolamento può portare, il bisogno di evadere e il bisogno di protezione, la rabbia e la paura.

Il libro contiene anche un capitolo intitolato “Chiacchierate sulle scale”, che si riferisce esplicitamente ai consigli per chi vive un isolamento. “I nostri ragazzi ci raccontano di questo tempo sospeso, in cui la vita è chiusa fuori, ci raccontano che ci vuole grande determinazione e fantasia per non sentirsi prigionieri” – spiega Maura Massimino, direttore della Struttura Complessa Pediatria Oncologica INT. – “Ci dicono che le mura di una camera sterile possono impedire a batteri e virus di entrare, ma non possono impedire alle emozioni di accedere e di colorarne le pareti. Le mura che costruiamo noi chiudendoci in noi stessi, invece, possono tenere lontane la tristezza, ma anche tenere fuori la grinta necessaria e la gioia di vivere. Questo condominio virtuale aiuta a superare le barriere della solitudine, tiene insieme le stanze – e le vite – dei ragazzi: rappresenta il Progetto Giovani, dove i pazienti trovano condivisone, possibilità di esprimersi, supporto”.

Oggi questi consigli sono disponibili sulla pagina Instagram https://www.instagram.com/condominy/

 

Condominy è stato reso possibile grazie al sostegno dell’Associazione Bianca Garavaglia ONLUS e della Fondazione Alta Mane Italia (AMI).

 

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